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  • F.F. rimossa per volontà dell'autrice Cestino
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    Contenuto della Fan Fiction parzialmente rimosso per volontà di una delle autrici


    Mi scuso con le utenti, ma non è più possibile leggere interamente questa f.f.


    @L'amministratrice



    Edited by .Rossella. - 10/1/2021, 00:49
    11 anni fa
  • Ce Nedra Fan

    Capitolo II



    Santa Madre di Dio!

    Già.
    Avrebbe dovuto rispondere. Spiegare. Raccontare.
    Gesù! R-raccontare... e da quale disastro dovrei cominciare? Dal più piccolo al più grande? In ordine temporale, oppure sparso? Buon Dio, se ci sei... ma ..ci sei ? A-aiutami tu....
    Guardò il signor Hayami cercando di inghiottire la voglia di piangere, come lui le aveva chiesto; non era proprio possibile, ma quanto l'avrebbe voluto!, scoppiare nel fiume di lacrime in cui abitualmente scoppiava una volta sì e l'altra pure quando per destino o volontà capitava loro di incontrasi – o scontrarsi, fate voi – ma quella chiaramente non era l'occasione giusta per farlo: il maggiordomo avrebbe impiegato giorni interi a pulire il suo vestito, costosissimo come ovvio, e se qualcuno per disgrazia – e il fato sembrava essere loro molto avverso, ultimamente – li avesse visti nonostante il parco fosse sufficientemente appartato... sì, doveva farsi forza, cercare di essere all'altezza – a proposito... ma quanto era alto, Masumi? Come faceva a muoversi così disinvolto con quelle gambe lunghe e quelle spalle larghe? Non si era mai accorta di quanto fosse difficile mantenere quell'apparenza regale che Masumi ostentava da sempre con aristocratica naturalezza – ma se l'esteriorità era di salda compostezza, dentro... dentro era sempre lei, Maya, una giovane ragazzina insicura che si era trovata catapultata, mai come in questo caso l'espressione bene esprimeva il concetto, in una situazione molto, molto più grande di lei.
    Dentro, Maya, tremava.
    E se ricordava...quella lunga, tremenda giornata...
    Abbassò gli occhi, cercò di schiarirsi la voce ma le parole le morirono in gola.
    La pioggerellina leggera era cessata, ma l'umidità della sera splendeva di tante, piccole lacrime. Piangeva con lei, per lei che non poteva permettersi di farlo.
    Nel vedere quella testa abbassarsi, quelle spalle incurvarsi, Masumi sentì il cuore stringersi. La ragazzina soffriva e lui... lui... questa volta, pur volendolo più di tutte le altre volte, non aveva idea di come aiutarla. Di come aiutarsi. Poteva solo sperare. E pregare.
    Le prese di nuovo la mano – che altro poteva fare? – e di nuovo la strinse, accarezzando lieve la pelle calda – certo che come sensazione era ben strana! – cercando di trasmetterle quel poco di forza che aveva. Che amaro destino: non poterla aiutare proprio quando lo voleva di più, non poterlo fare neppure come ammiratore segreto e...
    L'ammiratore delle rose scarlatte! Masumi gelò. La stretta della mano, interrotte le lievi carezze, si fece convulsa.
    Per tutti i santi, Maya aveva certamente incontrato Mizuki, forse Shiori e forse anche Hijri!!! Come illudersi che non avesse scoperto il segreto?
    Adesso più che mai doveva sapere: cosa era capitato, dopo che si erano lasciati ed erano tornati alla routine di tutti giorni? A quella che per tutti era la loro routine di tutti i giorni?
    “Maya, per favore,su... dimmi qualcosa!” la incitò Masumi. Aveva un disperato bisogno di essere informato, minuziosamente informato, sull'accaduto. Come avrebbe potuto organizzare una strategia, altrimenti?
    “ Sì ....ecco.. Mas.... Signor Hayami...”
    “Masumi, Maya, va bene Masumi. Credo che chiamarci per nome senza voi, lei e cognomi vari sia il minimo, non credi? Adesso la nostra è una conoscenza... possiamo dire molto approfondita? – tentò di scherzare – Signor Hayami e signorina Kitajima mi sembrano davvero ridicoli, ora come ora.”
    “C-come vuol... c-come vuoi, Masumi – Masumi,..oh, come scivolava dolce quel nome sulle labbra – Masumi, ho tanta, tanta paura!”
    Perché, secondo lei, lui invece no?
    Però, pensandoci bene, era vero. Lui non aveva paura. Era proprio terrorizzato! Con tutto quello che aveva da fare, da controllare, da seguire, a cominciare proprio dalla sua ragazzina per proseguire fino alla Dea Scarlatta, rappresentazione e diritti compresi, passando per Shiori ed Eisuke, per finire con la signora Tsukikage e tutto il resto per sovrammercato, lui si trovava in quella assurda condizione dove il controllo gli era negato. E lui era abituato a controllare tutto da quando era riemerso da quel gelido mare, anni e anni prima. Si sentiva spiazzato, ondeggiante in un mondo privo di saldi riferimenti. Era così, così fragile, così inerme, che si sentiva sempre Maya? Ora forse, finalmente, capiva molte cose.
    Insperato, l'aiuto gli giunse proprio dai suoi freddi sentimenti da manager, razionalità e distacco. Freddi è vero, ma utili, oh, quanto utili!
    “Abbiamo paura entrambi, Maya, negarlo sarebbe impossibile. Ma dobbiamo aggrapparci a ogni più piccola possibilità di riuscire. In fondo tu avevi solo un misero 1% ed ora guardati, eccoti qui, a recitare la Dea Scarlatta! Avanti, fatti coraggio, raccontami... ” insisté ancora tentando un sorriso, poiché ora più che mai doveva sapere. Ne andava della loro sopravvivenza, e forse non solo della loro.
    Oh, povero signor Hayami... in fondo ha ragione lui, a chiedere. Perché sarà lui, poi, – e deve, deve essere così, sennò... oddio, non ci voglio nemmeno pensare! – a dover gestire le conseguenze di quel che ho combinato, poveretto, poveretto lui! Muzuki... Shiori... oh, accidenti! Shiori! Mio Dio, l'ho anche chiamata “cozzaccia” – da dove m'è uscito quel termine poi, ma ero così furente! – e... cosa sarà successo a lui durante le prove? Con Kuronuma? E magari, anche , Dio del cielo! Povera me! con Sakurakoji?
    Certo che la situazione, a volerla guardare da tutti i punti di vista, e il suo recentissimamente aveva subito cambiamenti notevoli, tanto notevoli quanto involontari, e ancor più indesiderati, rasentava un punto tale di tragedia da diventare commedia della più bell'acqua.
    “Questi occhi per guardarti, queste mani per toccarti... questo corpo per amarti, non mi serve altro...”
    Oddio...
    Maya guardò il sign.... sì, beh, data la situazione, vista l'intimità che si trovavano forzatamene a condividere, poteva certamente permettersi di chiamarlo Masumi. Guardò Masumi, dunque, immaginandosi la scena del pomeriggio, cercando di viverla dal suo punto di vista. Akoya e Isshin – Sakurakoji! – che abbracciava Akoya, con tenerezza, passione ed un amore infinito e...senza preavviso, senza una parola, scoppiò a ridergli in faccia .
    Certo, era una risata vagamente isterica – ne aveva di ben donde – e conteneva come una nota stonata, un poco “arruginita”, come quando chi ride non lo fa da molto tempo. Ma risuonò potente, come un rombo di cannone.
    Masumi restò basito. Prima la minaccia di lacrime incipienti, comportamento ovviamente sbagliato che l'aveva preoccupato e inorridito – perché diavolo si era lasciato convincere ad incontrarsi ancora lì... sarebbero stati più protetti al planetario, ma Maya era così affranta che non se l'era sentita di insistere... accidenti a lui ed alla tenerezza che provava verso quella pestifera ragazzina! – poi ancor più inorridito, si era trovato davanti un essere ripiegato su se stesso che rideva come se quella fosse l'ultima risata prima della fine del mondo.
    Magari forse aveva anche ragione, Maya, a ridere come se quella fosse davvero la fine del mondo - se non lo era, ci andava molto, molto vicino - ma restava il fatto che non lo poteva fare. Se qualcuno li avesse sentiti... E poi, che aveva detto di così buffo, eh? Di grazia, poteva sapere cosa c'era, se c'era, da ridere? Lui aveva passato una giornata che definire infernale era fare un complimento all'Inferno! Con Korunuma, e quell'altro impiastro lì, sempre fra i piedi!
    Maya però qualcosa di comico, molto comico, doveva averlo trovato, poiché continuava con quella sua risata adesso non più vagamente ma decisamente isterica.
    Strinse ancor di più la sua mano: doveva farla smettere. Subito.
    Provò a tirarla in piedi, alzandosi dalla panchina ma...niente da fare, era inamovibile.
    Prenderla a schiaffi manco a pensarlo – era pur sempre la sua ragazzina – e poi chiaramente non ne avrebbe avuto la forza; scuoterla, impossibile, non ci sarebbe riuscito. Poteva provare a baciarla...la bocca così gliela avrebbe chiusa di sicuro, però....però... Dio, che situazione assurda si trovavano a vivere!
    “Maya... per favore.... ti prego.... smettila ora....su....non mi sembra proprio il caso... dai...”
    La voce...”quella” voce...
    Bastò quel suono, a farla rinsavire.
    Guardò la mano di Masumi ancora saldamente intrecciata alla sua. Insieme, dovevano sistemare quel disastro. Vero, non era tempo di ridere, anche se lo faceva per non piangere. Però...
    “Qualsiasi aspetto Akoya avesse sarei ugualmente affascinato da lei.” Isshin e Akoya... Sakurakoji.... oddio, come faccio io a non ridere?

    Edited by Ce Nedra - 12/9/2012, 18:16
    11 anni fa
  • Ce Nedra Fan

    Capitolo IV




    “Perchè ti amo,Maya . Da morire”...

    Aveva sentito bene? Aveva “capito” bene? Facendosi forza, azzardò un'occhiata veloce. A giudicare da come Masumi pareva sulle spine, sembrava di sì. Oh, allora, ora – come se tutta la situazione non fosse più che sufficiente – aveva la prova certa e matematica che il mondo si fosse capovolto e, quindi, poteva ritenersi libera di rivoltarlo ancora un pochetto. Cos'aveva, da perdere?
    “E magari anche perché ti amo anch'io. Da morire.”
    Ecco, finalmente l'aveva detto! Si sentì meglio.
    Alzando la testa di scatto Masumi sgranò gli occhi, incredulo e infinitamente sorpreso. Per quanto...
    “Ragazzina... puoi ripetere?”
    Più verde che viola dall'imbarazzo, Maya riuscì solo a guardarlo. Con uno sguardo che raccontava più di mille infiniti discorsi, ma nel silenzio più totale. Non respirava neppure. Sperò capisse.
    “No, evidentemente non puoi. Ma va bene lo stesso. Ho sentito, ho capito. Del resto, pensandoci, se così non fosse, tutto questo non sarebbe successo. Ma che miracolo, Maya, che meraviglioso, inaspettato miracolo!”
    Masumi sentì gli occhi inumidirsi. Lui? Impossibile!
    Si schiarì la voce, tentando di darsi un contegno, cosa piuttosto difficile con il cuore che pulsa a mille e una tenerezza morbida che scorre nelle vene come cioccolato fuso. Si portò la mano di Maya, abbandonata nella sua, alla bocca, deponendovi un lieve bacio, prima di darle un allegro, piccolo morsetto all'interno del polso. Da non credersi, ma si sentiva più felice che mai e aveva una gran voglia di giocare!
    Nonostante quel disastro di proporzioni bibliche che era tutta quell'assurda situazione – in caso contrario, dopo una simile dichiarazione, altro che lieve bacio e allegro morsetto: l'avrebbe baciata fino a perdere la capacità di respirare, assaggiata in ogni più piccola parte di quel suo, ora conosciuto, stuzzicante corpicino, e non ci sarebbe stata parte di lei in grado di sfuggire a tutte quelle “particolari” attenzioni che lui aveva ogni più salda intenzione di dedicarle, come peraltro lei aveva recentemente scoperto ma...così... il lieve bacio e l'allegro morsetto erano tutto quanto riusciva a fare... purtroppo! – nonostante quel caos, insomma, che si trovavano a dover superare senza aiuto e istruzione alcuna, lui si sentiva l'essere umano più contento del mondo. Incosciente, insensato, avventato e sicuramente pazzo. Però contento. ^sono un pazzo. Sono proprio impazzito. Io, per una ragazzina di undici anni più giovane di me. Sì, sono decisamente un pazzo. ^
    Sorrise.
    “Sai, ragazzina, nonostante tutto oggi sono felice!”
    “Sai, affarista senza scrupoli della Daito Production, nonostante tutto oggi sono felice anch'io!” rispose Maya, sorridendogli di rimando.
    Rimasero a lungo seduti sulla panchina, occhi negli occhi, a gustarsi in tutta calma l'una la compagnia dell'altro. In silenzio, senza bisogno di parlare. Così, semplicemente, tenendosi per mano.
    Una cosa da ragazzini, vero, ma così dolce, e stranamente soddisfacente.
    Ora che le cose veramente importanti erano state chiarite il resto non aveva quasi più importanza. Stare vicini era più che sufficiente per sentirsi in grado superare ogni ostacolo, ogni problema. Insieme.
    Chi l'avrebbe mai detto, solo il giorno prima...
    Per quanto la cosa la sconvolgesse e non le piacesse neppure un po', i ricordi tornavano, ospiti inattesi e non certo benvenuti, ad affacciarsi lentamente alla mente di Maya.
    Era stata una pessima giornata - non come quella odierna, dubitava che qualsiasi giornata potesse essere peggiore, escludendo, ovviamente, gli ultimi incredibili minuti – Korunuma sembrava non essere mai contento. Per quanto ciò che era accaduto sull'Astoria e quell'ultimo abbraccio nel corridoio all'arrivo dessero alla sua Akoya uno spessore diverso e sognante, la Dea non era ancora all'altezza delle aspettative. Conoscendo l'enorme talento di Maya, il regista voleva un'interpretazione che definire perfetta sarebbe stata espressione riduttiva. Akoya, complice l'Astoria, cominciava ad andare, ma anche lì, mancava qualcosa. E alla Dea, secondo il pretenzioso Korunuma, mancava addirittura qualcosa di più. Isshin, Sakurakoji poi...ecco, lui invece aveva qualcosa di troppo che pertanto stonava. Insomma, il regista era più incontentabile del solito.
    Alla fine Maya si era risolta, per vedere di aggiustare un poco la faccenda, di andare nel “suo” parco - quante cose le erano accadute su quelle altalene! - per rilassarsi e vedere di sistemare se non tutto - impossibile con quel pò pò di roba a cui pensare, Masumi, Shiori, Izu... Izu! con Sakurakoji e Akoya a complicarle ulteriormente la vita - almeno qualcosina di poco impegnativo.
    La Dea Scarlatta, per esempio.
    E così si era ritrovata, sotto le fronde degli alberi del parco, così poco somiglianti agli sfolgoranti susini della valle della Dea, a recitarne le frasi.
    “...Quel giorno, quando ti incontrai per la prima volta nella valle, compresi immediatamente che tu eri la mia anima gemella...”
    Fin qui nulla da rimproverarsi, la sua recitazione funzionava a meraviglia. D'accordo, nella realtà non era stata altrettanto pronta, ma alla fine, molto alla fine, aveva capito: da lì erano iniziati i veri guai, tutto quanto accaduto prima, bazzecole al confronto, però la sua vita da allora era più vera. Più viva. Complicata, ma viva.
    “...è allora che si sviluppa una forza straordinaria, la forza che chiama l'anima dell'altro...Non esistono età, aspetto, rango, quando si incontrano queste anime si attraggono vicendevolmente, cercando l'altra metà di se stesse. Ansiose di ritrovare l'unità, implorano pazzamente l'altra: cosa sono nome e passato, rispetto al poter vivere con me, ora che mi hai incontrato?”
    Ricordava non tanto la stupefacente interpretazione della signora Tzukikage, no, ricordava piuttosto lo struggente incontro con il Signor Hayami, l'ammiratore delle rose scarlatte, sulle rive di quel fiume una volta finita la rappresentazione nel bosco. Non aveva capito, e tutt'ora non sapeva, se si fosse trattato di un sogno, di un' illusione, o di qualcosa persino troppo vera per essere percepita come reale. Sapeva solo, se si stringeva le braccia intorno al corpo, di essere ancora in grado di percepire il suo calore intorno a sé.
    “Abbandona, ti prego, il tuo nome ed il tuo passato, e diventa solo mio, amore mio.”
    Si era voltata, come chiamata da un sottile sussurro nell'aria.
    Incredibilmente, ancora una volta, lui era lì.
    Il Signor Hayami.
    L'ammiratore delle rose scarlatte.
    Masumi.
    L'inizio e la fine di tutto il suo mondo.
    Aveva avuto voglia di corrergli incontro come in quel corridoio dopo l'arrivo in porto e stringerlo stretto stretto. Ma era rimasta ferma, immobile, inchiodata sul posto. Tutto quanto le era riuscito di fare, presa dalla meraviglia di quell'incontro inaspettato, era stato stendere una mano tremante verso di lui. Riconoscendo il gesto, Masumi aveva fatto altrettanto e...
    ...Di nuovo ”quella” sensazione: sentirsi attirati fuori dal proprio corpo, come calamitati dall'altro, quindi l'abbraccio infinito di anime che si implorano, vortici che si scontrano, energie che si compenetrano. Yin e Yang, in perfetto equilibrio.
    “...eravamo stati separati, ora finalmente ridiventiamo uno...”
    E poi, alla fine di quello strano incantesimo...
    Eccoli lì. A guardarsi negli occhi su quella panchina.
    Fissò più intensamente Masumi, che la ricambiava con lo sguardo più dolce che avesse mai visto, e seppe che anche lui ricordava.
    Il fiume, il parco. Tutto vero.
    Anche troppo.
    Ora, non restava che rimettere a posto le cose.
    Il problema, era come.

    Edited by Ce Nedra - 12/9/2012, 18:21
    11 anni fa
  • Ce Nedra Fan

    Capitolo VI




    45 Minuti!
    Si accasciò nuovamente sulla panchina: non ce l'avrebbero mai fatta! La valle non era esattamente dietro l'angolo, e poi c'erano tutte quelle “piccole” difficoltà logistiche come il ponte distrutto, il fatto che lei non sapesse guidare e che Masumi non potesse farlo. E chiamare un taxi...beh, nemmeno pensarlo!
    Gesù! Adesso sì, che erano veramente nei guai!
    Tornò a fissare Masumi ancora in piedi di fronte a lei, notando come tutta una gamma di espressioni, passando dalla sorpresa al sollievo, fino alla disperazione, illustrasse chiaramente ogni suo pensiero. Che strano notarlo così, non ci aveva mai riflettuto, ma quel viso, senza maschere, era straordinariamente trasparente.
    L'orrore finale disse meglio di molte parole come anche lui avesse compreso.
    Incredibile, sembravano persino seguire lo stesso filo di pensieri.
    “Maya, pensa bene: a parte il susino, su cosa la sensei ha insistito?”
    Pensare? Ci poteva provare, ma non assicurava il risultato. Si sentiva svuotata, l'ultima rilevazione le aveva tolto le poche forze che ancora le restavano. Sapere che forse – forse! – c'era una salvezza ed avere la consapevolezza di non poterla raggiungere era troppo per lei.
    Però...però lui la stava guardando con una tale urgenza negli occhi che...Per lui, che era il motivo per cui respirava, racimolate le poche energie che ancora aveva, cercò disperatamente negli anfratti della memoria.
    Come era stato prima, e come ultimamente accadeva sempre più spesso, Masumi sembrò capire ogni sua esigenza, anche la più piccola: le strinse le mani, con dolcezza ma anche con determinazione, come a volerle trasmettere un po' della sua forza.
    Per quanto assurda, o forse proprio per quello, la cosa funzionò.
    Sull'onda della calda energia che sembrava nascere dalle loro mani unite, dalla memoria emersero, come flash successivi, immagini e parole.
    “Il ponte! La maschera! La Dea, la Dea! La signora Tz.. lei, no... uff, quel che è, ha distrutto il ponte per impedire l'accesso al susino e alla valle, come ha distrutto la vecchia maschera della Dea, ricordi? Ha distrutto la sua maschera da Dea di fronte a tutti voi, dicendo che lei era lo stoppino di una candela ormai esausta, ma che con quello stoppino stanco voleva accendere un nuovo fuoco. E che quel fuoco eravamo noi, La nuova Dea Scarlatta! Poi voi siete andati via e...”
    Arrossì un po', ripensando all'incontro sul fiume. L'identico colore che si stava diffondendo sul viso di Masumi dimostrava chiaramente che pure lui stava ricordando. Che buffo: questa strana corrispondenza di pensieri non la stupiva più. Le pareva quasi...sì...normale. “Ehm, sì, ecco...voi siete andati via e prima di lasciare la valle con noi la sensei ha dato fuoco al ponte, isolando per sempre la Valle. E il susino.”
    “ Quindi è una nuova via ciò che dobbiamo cercare. Forza, tesoro, pensa ancora!”
    Tesoro? Aveva detto proprio “ tesoro”?
    Che carina, quell'espressione! Che tenera! Ogni tentativo di pensiero razionale fuggì via dalla mente di Maya, tutta intenta a rimirare estasiata il signor Hayami, l'irraggiungibile ammiratore delle rose scarlatte, l'algido “tuttodunpezzo” – fino a poco prima – Masumi ”Masumi!” che la chiamava con un simile, dolce nomignolo. Tesoro...ehh..oh...
    Lui, naturalmente, capì subito l'errore.
    “Maya! Non distrarti! Ovvio, sei il mio tesoro, così come sei e resterai anche a novant'anni , sempre se superiamo questo disastro, la mia ragazzina... ma ora concentrati! Le parole della sensei! Adesso!”
    Tirata bruscamente giù dalla rosea nuvoletta dove da quel “tesoro” stava allegramente sognando ad occhi aperti, Maya tentò di riacchiappare il filo dei ricordi che pure le sfuggiva dalle dita come acqua da un colino. Ma per Masumi sarebbe stata in grado di prosciugare il mare.
    “Sì. Ecco, la sensei andava ripetendoci che dovevamo creare la nostra Dea Scarlatta. Lo ha sempre fatto. Ha sempre detto e ripetuto che la dea doveva essere la “nostra” dea e non un' imitazione della sua. Poi aggiungeva che la dea doveva essere già dentro di noi...e...Masumi?”
    “Avanti, Maya – gli era venuta la tentazione di chiamarla amore, ma era stata una tentazione subito repressa; dopo i risultati che aveva ottenuto con un semplice tesoro, non riusciva neppure a immaginarsi l'effetto che poteva scatenare con quell'altro appellativo - sei sulla buona strada. E nulla di quanto potrai dirmi sarà peggio di questo!”
    “ E' che ho fatto una cosa brutta...ecco...io...”
    “Ripeto, non sarà peggio di questo!” - Masumi ripetè il gesto eloquente e teatrale di poco prima, indicando entrambi, aggrappati a quella panchina come all'ultimo aspetto razionale in un universo capovolto – “ E ricordati che non abbiamo poi tutto il tempo del mondo!”
    “ Ma ho origliato! E' una cosa che non si fa!”
    Masumi sbuffò, e forte. Se avesse potuto mettere in fila tutti gli atteggiamenti diciamo... poco ortodossi? che aveva tenuto nella sua vita, sarebbe arrivato ai Poli e ritorno e gli sarebbe avanzato ancora qualcosa per fare un bel fiocco, e Maya si preoccupava per aver semplicemente origliato? Se non si fossero trovati in quella situazione pazzesca sicuramente avrebbe provato quintali di tenerezza alla sola idea...Solo che loro si trovavano appunto in quella situazione pazzesca e intenerirsi era un lusso che al momento non si poteva permettere.
    “Discuteremo poi, Maya, del valore morale di un ascolto opportuno ma nascosto, ora però dimmi cosa hai scoperto origliando!”
    “Ecco, la Sign...lei...lui...uffa, questa situazione mi confonde! La sensei, per capirci, stava parlando di noi, Ayumi e me, con Genzo, ed io mi sono trovata a passare di lì per caso...e... lo so, non si deve fare, ma io, ecco, io... mi sono fermata ad ascoltare!” - buttò fuori Maya, rossa come il sole al tramonto.
    “E...?” Masumi sospirò. Non sapeva più se mettersi a ridere nel vedere quell'espressione – ma davvero poteva arrossire così? Fino a quel punto? Incredibile! - o mettersi a urlare per l'esasperazione – con che voce, poi? - o scrollare per bene quell'indisponente ragazzina. No, non ne avrebbe avuto la forza. Sì, ci voleva proprio una bella dieta per lui e un po' di sano esercizio fisico per lei.
    “ Ed ho sentito Genzo dire che non eravamo ancora arrivate ad avere la dea dentro di noi – non ci sono rimasta molto bene, lo ammetto – quando la sensei ha detto << davvero Genzo? Credi così??>> ed è scoppiata a ridere come una forsennata. Come se si trattasse di un ottimo scherzo. Credo non fosse d'accordo con Genzo, in particolare per quel che riguarda...me. ” Terminare il discorso, per Maya, era stato tremendo. Sentiva le guance bollire dall'imbarazzo, in particolare per quel velato apprezzamento. “ Mi dispiace, Masumi, ricordo solo questo : il battere e ribattere sul dar vita a una nuova dea dentro di noi....”
    “...una nuova via per arrivare alla Valle dei Susini, una nuova vita per una nuova Dea Scarlatta, che dovrebbe essere già dentro di voi. Forse non in Ayumi, quasi certamente in te...”
    Masumi cercava di riflettere. L'orologio aveva un ticchettio più sinistro ad ogni secondo che passava. Beh, sì, certo, Maya doveva essere ben più avanti nel capire la Dea di quanto lei stessa ne fosse consapevole – lo era di qualcosa? Santa ingenuità! Senza un palcoscenico sotto i piedi lei era inerme più di un bambino! – altrimenti non si sarebbero trovati a quel punto, nonostante i reciproci sentimenti. Che evidentemente erano anche molto forti. Cosa che però era l'unica buona notizia in quella moltiplicazione, esponenziale a voler essere precisi, di disastri che era stata la loro vita dalla sera precedente.
    Maya quando recitava...no. Lei non recitava, recitare era riduttivo, lei non interpretava, lei diventava, lei “era” quello che rappresentava. Quindi.. se lei aveva capito, per quanto d'istinto, inconsapevolmente, come sempre le capitava... Buon Dio!... se lei era davvero arrivata alla Dea senza saperlo... e sicuramente c'era arrivata... ovvio che la sensei ridesse a crepapelle.... se Maya era arrivata alla Dea ... con quel che aveva nel cuore... Fissò lo sguardo su di lei.
    “Ma certo, il cuore della Dea! Maya, inizio a credere che la soluzione sia in te!”
    11 anni fa
  • Ce Nedra Fan

    Capitolo VIII




    “...E' l'eco della foresta...?”


    La Dea parlava, e come sempre quando Maya recitava, Masumi non riusciva a distogliere la sua attenzione da lei.
    ^Oh, ragazzina! Quando tu reciti, in qualsiasi ruolo, con qualsiasi aspetto, non posso fare altro che continuare a guardarti. E stasera sei più fantastica che mai, ma proprio stasera, purtroppo per me, devo distrarmi da te quel tanto che basta per controllare i dintorni. Non te l'ho detto, Maya, per non ostacolare la tua concentrazione, ma se qualcuno dovesse vederci ora, o, Dio non voglia, qualcosa dovesse interferire...no, non voglio neppure pensarci! Farò in modo che tutto vada come deve andare, non posso fare altrimenti, non posso o..^.

    ”..L'eco della notte?...”


    Masumi si sentiva lacerato fra la voglia e la necessità di dedicare tutta la sua attenzione a quella meravigliosa Dea che era Maya e la necessità altrettanto incombente di assicurarsi che tutto filasse liscio come l'olio.
    Maya Kitajima e Masumi Hayami – quella Maya e quel Masumi! – soli soletti in un parco tutti intenti a recitarsi i versi della Dea Scarlatta erano uno scoop per cui qualsiasi giornalista del Giappone sarebbe stato pronto a vendersi l'anima al diavolo. Anche quella della madre, se la propria non fosse bastata. E questo era solo il minore dei problemi. Il migliore fra tutti gli scenari possibili.
    Scosse il capo: le altre possibilità, erano troppo terrorizzanti anche solo per completarne il relativo pensiero.
    Ancora ricordava la sensazione di gelo che aveva provato al mattino, nel bagno.
    Certo, lo specchio gli aveva tolto parecchie curiosità, e c'erano state anche alcune piacevolissime sorprese, ma... quando aveva scorto “quella” scatoletta, così piccola ma così ingombrante...oddio! Aveva qualche annetto e sapeva da un pezzo come funzionano le “femmine”, ma la sua visione del problema ultimamente era stata anche troppo personale. Non aveva la minima intenzione di approfondire ulteriormente la sua conoscenza della cosa! Solo a pensarci, si sentiva svenire!

    “...No...è l'odore del sangue...”


    Maya continuava a recitare le parole della Dea, tessendo l'incantesimo, tutta concentrata a dare vita a una tennyo come non se ne erano mai viste. Man mano che andava avanti, sembrava persino risplendere.

    ...Vedo due vortici che si scontrano.
    Un vortice rosso e un vortice bianco, due trottole che danneggiano la terra...



    La pioggerellina che non cadeva più, la lieve brezza della sera diventata ormai solo un sospiro, le fronde degli alberi del parco perfettamente immobili davano come l'impressione che anche Madre Natura si fosse fermata ad ascoltare.

    ...Girano, girano, si scontrano e si fendono distruggendo tutte le cose che incontrano. Continuano a girare, sempre più violentemente...


    Il rumore di una moto in frenata spezzò il silenzio perfetto.
    Masumi sussultò.
    Maya, ovviamente, non l'aveva sentito, ed era ferma, silente: guardava al mondo, valutava le conseguenze di quelle trottole impazzite.
    Ma lui, lui adesso era completamente attento a quel che stava succedendo intorno a loro.
    Sakurakoji?! Cosa ci faceva Sakurakoji, in quel parco, a quell'ora? Eppure gli era sembrato di essere stato piuttosto chiaro nel rimetterlo nell'angoletto che secondo lui era anche troppa grazia gli toccasse nella vita di Maya fuori dal palcoscenico. Beh, allora forse sarebbe stato meglio aver dato un poco aristocratico calcio all'eleganza e aver seguito la molto più diretta strategia che Maya aveva usato con Shiori, ovvero chiamare le cose col loro nome: brutta cozzaccia! Forse, considerando come cercasse sempre di abbrancare la ragazzina, la “sua” ragazzina, un “giù le mani, viscido polipo!” non ci sarebbe stato poi così male.
    L'arrivo dell'elegante macchina nera però lo prese alla sprovvista.
    Buon Dio, quel parco, più deserto di un deserto di sale in ogni altro giorno dell'anno, quella sera era fin troppo frequentato! Ed anche male, se quella che stava scendendo dalla macchina era...per tutti i diavoli dell'inferno ed anche qualcuno di più...
    Sì, era proprio Shiori!
    Adesso, a parte avere la matematica certezza che l'universo mondo stesse complottando contro di loro - al planetario sarebbero dovuti andare, al planetario! Sì, però lì non ci sarebbero stati susini...maledizione a quel disastro! - il problema era far tornare immediatamente in se Maya, una cosetta facile facile mentre lei recitava, e mimetizzarsi poi nel buio più profondo del parco, cercando e sperando di non essere scoperti, finché quell'improbabile conciliabolo non avesse avuto fine. Altra cosetta facile facile...
    E dire che sarebbe stato pronto a giurare che nulla sarebbe stato peggio di quella astrusa giornata!
    Immobile, con lo sguardo fisso in lontananza, presa dalla visione del cielo e della terra, quasi diventata parte del susino, Maya ancora taceva.
    La chiamò, sottovoce, e già era un bel rischio: ovviamente, lei non lo sentì.
    Ancor meno rispose.
    Tentò di scrollarla: non ci riuscì. Come previsto, del resto.
    A mali estremi, estremi rimedi! pensò Masumi disperato, prima di allungarsi, agguantare Maya per il collo, forzare la sua testa verso di sé e chiuderle la bocca ancora socchiusa col bacio più passionale, violento e feroce che mai avesse dato. La morse, perfino.
    “Se non ci riesce questo a richiamarla qui...” se non ci fosse riuscito quello, lui aveva finito le idee.
    Però, accidenti, quella che percepiva era una risposta... caspita!...partecipata e bollente! Aveva sempre immaginato che in Maya si nascondesse una passione rovente e aveva sempre avuto ragione! Eccome! E quelle labbra, quella lingua, altroché, se sapevano cosa stavano facendo! Lei era di nuovo consapevole. Magari distratta - parecchio distratta ed anche eccitata, se si conosceva, e si conosceva , bene – ma consapevole!
    Interruppe il bacio, se quel reciproco divorarsi si poteva ancora chiamare tale, e sostituì la bocca con la mano.
    “Zitta. Maya, per l' amor di tutti santi, stai zitta! Non fiatare, non respirare nemmeno!” parlò con urgenza, ma con la voce più bassa che gli riuscì di trovare.
    Lo sguardo di lei espresse sorpresa, poi accettazione: se lo chiedeva lui, lei l'avrebbe fatto. Annuì.
    “Cerca di muoverti più silenziosamente possibile... piano. Giriamo dietro al susino... ecco così... grazie a Dio è un bell'albero con un grande, grosso tronco. Per fortuna è sera inoltrata, pioviggina e c'è poca luce.”
    “Ma...cos'è successo? Mi sentivo dentro il calore della dea quando tu...” lui, lei... la bocca, e non solo, e doleva ancora. Divenne di brace.
    “Guarda là, ma fallo tacendo”
    Lei avrebbe volentieri continuato a rimirarlo per sempre, però la curiosità ebbe la meglio e così sbirciò verso le altalene.
    “Shiori?! Sakurakoji?! Oddio!!!” ecco, aveva imparato una sensazione in più. Adesso sapeva benissimo cosa si intendesse con l'espressione “gelarsi sul posto” altrimenti detta “restare di sale”.
    Il cervello chiude per ferie e va in vacanza. Portandosi via tutto nei bagagli. Nella mente resta il buio, il vuoto. Respiri, ma non sai di respirare.
    Per loro fortuna, non ricordava neppure come si fa a urlare.
    Semplicemente, si radicò sul posto, gli occhi sbarrati, la bocca aperta.
    “Oddio...oddio...”
    “Maya, tutto bene? Sei pallida.” Masumi sussurrava appena. “Adesso capisci perché ti ho interrotta? A parte quello che capiterebbe se ci vedessero...così” tentò di reprimere i brividi che gli erano venuti al solo pensiero “ se la presenza della sola Shiori è stata in grado d' interferire, te lo immagini quello che può fare la sua presenza unita a quella di Sakurakoji?”
    No, lei non se lo immaginava e non voleva neppure farlo! Era più che sufficiente quello che stava capitando a mandarla nel pallone più completo. Come diceva sempre quel tizio americano? Ah,sì. Se una cosa può andar peggio non aver dubbi che lo farà. L'aveva sempre preso per uno scherzo. Beh, non lo era.
    “C-cosa facciamo,adesso?” incredibile, aveva ritrovato un filino di voce.
    “Adesso? Ce ne stiamo qui, nel buio, nascosti. In silenzio. Aspettiamo che quelli là finiscano di confabulare e poi riprendiamo da dove siamo stati interrotti.” Masumi le strinse una mano per cercare di rassicurarla. Sarebbe andato tutto bene. Almeno, se lo augurava. Tanto. Tantissimo.
    “Però, Sakurakoji e Shiori...sicuramente parleranno di noi. Chissà cosa si staranno dicendo!” Per quanto sussurrata, quella domanda indiretta aveva dovuto porla. Aveva paura, ma era anche curiosa.
    “Non ne ho idea, ma piacerebbe molto saperlo anche a me” le giunse di rimando il sussurro di Masumi.
    11 anni fa
  • Ce Nedra Fan

    Capitolo X



    “ Sia chiara una cosa” Maya rincarò la dose, facendosi quel poco di coraggio che in realtà non aveva “ non garantisco quali saranno le nostre reazioni, la mia in particolare, se uno di voi due osasse anche solo respirare troppo forte!”
    Sì, così poteva andare: forte, chiara e decisa. Molto manageriale.
    Beh, già, in fondo se prendeva la cosa come l'ennesimo ruolo, l'ennesima maschera, le sarebbe riuscita bene anche quell'interpretazione. Dio, com'è che non ci aveva pensato prima? La giornata sarebbe stata certo non migliore, ma forse più facile.
    Masumi, come ormai lei dava per così naturale da essere scontato, raccogliendo il filo dei suoi pensieri seguì il canovaccio che lei aveva abbozzato.
    “Ed io ho bisogno del massimo silenzio. Come capirete, per me non è facile, con voi che mi guardate con quegli sguardi.” Imbarazzato e insicuro! Perfetto, anche questo ci stava.
    Ottimo, lui e la ragazzina sembravano aver sviluppato una comunicazione silente e profonda. O forse, consci dei propri - miracolo dei miracoli! - contraccambiati sentimenti, con quella reciproca profonda conoscenza che adesso vantavano, erano arrivati a capirsi come nessuno prima di loro aveva mai fatto. Nessuno...no, forse un'eccezione c'era. Anzi, non vedeva l'ora di andare da lui, e dirgli un paio di paroline. Ichiren Ozaki l'avrebbe pagata per quel brutto tiro mancino, ci poteva giurare. “Quindi, qualsiasi cosa vediate, qualsiasi cosa pensiate, tacete! E' molto, molto importante!”
    Più di così, né lui né Maya potevano fare.
    Certo che qualche dio invidioso doveva voler loro male sul serio per creare l'ennesima assurda complicazione alla situazione più assurda e complicata che lui si fosse mai trovato a gestire. Dopo quella giornata, se tutto fosse tornato al proprio posto, nulla l'avrebbe mai più spaventato, nulla gli sarebbe parso impossibile. Nessun traguardo irraggiungibile. Avrebbe anche iniziato a organizzare il proprio matrimonio con Maya, e non avrebbe aspettato nemmeno il sorgere del sole! Al pensiero, dolce ma un po' inopportuno, sorrise.
    Per quanto, a pensarci, il dio dispettoso aveva nome e cognome. Anzi, aveva nomi e cognomi. E pure indirizzi.
    Gli occhi ridotti a due fessure, Masumi squadrò le personificazioni della più grande seccatura – e quell'arrivo inaspettato, inopportuno e invadente ne era la prova ulteriore – che mai avesse oppresso la sua vita. L'una gli toglieva l'aria, l'altro la pazienza.
    E si erano pure permessi di spiarli, e invadere così un momento privato, un luogo, e su questo Sakurakoji aveva ragione, che per un motivo o per l'altro entrambi ritenevano importante e personale. Che ritenevano loro.
    Se le cose si fossero sistemate, come aveva fede, no, certezza che avrebbero fatto...- i dubbi non erano permessi... li rimirò in tralice... lui era sempre l'affarista senza scrupoli, vero? Non per Maya, chiaro, ma per il resto dell'orbe terracqueo, sì, eccome se lo era! - avrebbe insegnato anche a quei due quale fosse il loro posto, ci avrebbe pensato lui. Oh, sì. Sì! Senz'ombra di dubbio.
    Sogghignò di fronte alle loro espressioni perplesse e fece loro cenno di seguirli.
    Shiori e Sakurakoji si scambiarono uno sguardo preoccupato: Masumi li stava osservando con occhi penetranti, più gelidi del solito, Maya con occhi di ghiaccio che mai le avevano visto.Sotto quegli strani, freddissimi sguardi che non capivano sia Shiori che Sakurakoiji rimpicciolirono un po'. Forse non era stata una grande idea recarsi al parco quella sera.
    “E va bene, staremo zitti” promise infine Sakurakoji, sentendo il bisogno di rompere il gelo che si stava sempre più diffondendo intorno a loro.
    “Allora silenzio, non fiatate!” Stranamente, l'ordine perentorio venne da Maya “Riprendiamo da dove siamo stati così malamente e inopportunamente interrotti”.
    Neppure lei, evidentemente, era molto propensa a perdonare.

    Vedo due vortici che si scontrano.
    Un vortice rosso e un vortice bianco, due trottole che danneggiano la terra.



    Che strano, pensò Sakurakoji, stralunato, che razza di prove erano mai quelle?
    Chi parlava, anzi, chi, con la schiena contro al tronco del susino quasi a fondersi con esso, offriva al mondo le parole della Dea con una convinzione, una potenza, una bravura incredibili, non era Maya.
    Era...il signor Hayami?! Ma cosa diamine ….
    Eppure... quella posa, gli ricordava... qualcosa.

    “Girano, si scontrano e si fendono distruggendo tutte le cose che incontrano.
    Continuano a girare, sempre più violentemente.”


    Più Masumi andava avanti a recitare - recitare? Vivere! - i versi della dea, più Shiori trasecolava. Ecco perché era così in gamba negli affari! Era un attore quale non se ne erano mai visti prima! Era così bravo da inebetirla.
    Come al solito, più del solito.

    “...è allora che si sviluppa una forza straordinaria, la forza che chiama l'anima dell'altro...”



    La valle dei susini! Maya che recitava la dea!
    Sakurakoji quasi saltò al ricordo. La stessa posizione! Di nuovo, sussultò, mentre un lieve singulto tentava di abbandonare le sue labbra ora aperte. Immediata e imperiosa, la piccola mano di Maya gli chiuse la bocca con forza, facendogli male.
    Da quando la fragile Maya disponeva di tutta quell'energia quasi maschile?

    Non esistono età, aspetto, rango, quando si incontrano queste anime si attraggono vicendevolmente, cercando l'altra metà di se stesse.
    Ansiose di ritrovare l'unità, implorano pazzamente l'altra: cosa sono nome e passato, rispetto al poter vivere con me, ora che mi hai incontrato?”



    La bocca gli era stata chiusa d'imperio, ma il cervello continuava imperterrito a elaborare quanto le orecchie ascoltavano, per quando assurdo, e gli occhi percepivano, per quanto improbabile. Sakurakoji vedeva Maya, adesso tutta concentrata sul miglior interprete che gli fosse mai capitato di incontrare, su quell'incredibile Masumi che appoggiato al susino recitando la Dea Scarlatta – ma quando ne aveva imparato le battute? Quando aveva affinato la giusta intonazione? Sembrava...ecco...sembrava...Oddio! No! Non era possibile! – ora aveva teso verso di lei una mano implorante.
    Il lampo di comprensione aveva attraversato l'incredulo, sbigottito e sconcertato Sakurakoji veloce come la saetta e altrettanto devastante: no, no, no e ancora poi no! Così, però, si spiegavano molte cose di quella giornata. Maya così distratta, così assente alle prove della Dea Scarlatta a pochissimo dalla rappresentazione? Impossibile! Ma allora... oddio!
    Chi aveva tentato di baciare, lui, appena qualche ora prima? Maya, all'apparenza. E se invece...fosse stato....? Mamminamiasantissima!

    “Abbandona, ti prego, il tuo nome e il tuo passato, e diventa solo mio, amore mio”


    Mentre la voce sfumava in un dolcissimo sospiro, riconoscendo il gesto Maya aveva fatto altrettanto, offrendo a Masumi il suo piccolo palmo.
    E di nuovo, “loro”, Maya e Masumi, Masumi e Maya e ”quella” sensazione: sentirsi attirati fuori dal proprio corpo, come calamitati dall'altro, quindi l'abbraccio infinito di anime che si implorano, vortici che si scontrano, energie che si compenetrano. Yin e Yang, in perfetto equilibrio.

    “...eravamo stati separati, ora finalmente ridiventiamo uno...”


    E poi, alla fine di quello strano incantesimo...
    Speriamo bene! Pensarono naturalmente all'unisono.
    Masumi riuscì a convincersi a riaprire gli occhi solo a prezzo di una fatica immane.
    Aveva paura, no, terrore, puro, gelido, paralizzante terrore di quello che avrebbe potuto scoprire una volta riaperti. Le cose potevano andar male – e lo erano andate - anche senza gli ingombranti incomodi che si erano ritrovati fra i piedi per colpa di qualche demone bizzarro, la cui punizione sarebbe prima o poi giunta. Ma ora doveva sapere, lo doveva alla sua ragazzina, all'altra metà della sua anima. Lo doveva a Maya.
    Perciò, sebbene a fatica, millimetro per millimetro, come stesse spostando il peso del mondo, aveva alzato le palpebre lentamente, come un cieco dopo millenni di oscurità.
    E si era ritrovato a guardare il mondo dalla sua altezza abituale!
    La prima cosa che aveva visto, ovviamente, era lei. Lei, con i suoi morbidi occhi di cioccolato fuso serrati, la testa leggermente all'indietro, le labbra semiaperte, in attesa.
    Piegarsi –Dio, che bella sensazione ritrovata! - abbracciarla, sollevarla senza fatica fino alla sua bocca – che meraviglia erano le cose più semplici, non le avrebbe mai più date per scontate! - e baciarla fino a perdersi non aveva avuto bisogno neppure del più piccolo pensiero. Era stato naturale come respirare.
    “Maya, tesoro mio” stavolta ci voleva proprio: lei doveva cominciare ad abituarcisi, “ora puoi aprire gli occhi. Come ti avevo promesso, è andato tutto bene.” Uff... per fortuna!
    Ancora scombussolata, più dal bacio che dal quello stranissimo incantesimo, ubbidiente lei aprì gli occhi, per ritrovarsi a fissare lo sguardo di smeraldo di Masumi. Smeraldo! E Dio, quant'era alto! Alto? Alto! Allora era davvero andato tutto a posto! Erano nuovamente nel ognuno nel proprio corpo. Nel corpo “giusto”! Poteva finalmente rilassars...
    Santo cielo!
    “Masumi...Masumi!” lo strattonò con forza. Lui era intento a rimirar quelle stelle che gli piacevano tanto e che, scomparse le nubi, tornavano a illuminare la notte.
    Era una buona cosa. Un ottimo presagio.
    “ Masumi! Guarda là!”
    Seguendo l'indice lievemente tremante di Maya, Masumi si volse verso il loro poco gradito pubblico. Vide Sakurakoji, che si stava esplorando come se non si riconoscesse, e vide Shiori, che traballava sui tacchi e si guardava la gonna come se non ne avesse mai indossata una in vita sua. Tutt'e due, con un'espressione atterrita che riconobbe all'istante.
    “ Oddio! Posso trovare un sostituto per Isshin, se è questo ciò che ti preoccupa ” cercare di restare seri era quasi impossibile. Certo che il destino era beffardo. Guarda tu cosa era andato ad inventarsi!
    “Masumi! Seriamente, cosa facciamo adesso? Mi sbaglierò, ma sembra che quella che ho chiamato “brutta cozzaccia” e quello che tu volevi chiamare “viscido polipo”- me lo sono immaginata, sì!- si siano scamb...Masumi! Smettila subito di ridere!”
    “ ...Scu...scusa... è solo che il cuoco di casa Hayami, ha un'ottima ricetta per l'insalata di mare!”

    The end :bara:



    P.S. :
    Grazie per esservi resi volontariamente partecipi della nostra tremenda, tragica avventura, fra i gli arcani versi della Dea Scarlatta. Se è andato tutto bene, è anche merito vostro.

    Con immenso affetto,
    Mayami e Masuya



    Oppss...Stavamo dimenticando...ce ne scusiamo, ma è nostra intenzione lasciare gli altri due esattamente come stanno. Così è, se vi pare ... ed anche se non vi pare.
    Sperando non vi dispiaccia troppo.

    I coniugi Hayami .




    NDA: Repetita iuvant. Consigliasi rilettura.
    Le autrici.

    Edited by Ce Nedra - 15/9/2012, 04:22
    11 anni fa
  • honeyblonde Fan
    Eh, si, questa simpatica FF la si capisce solo rileggendola perché siete state proprio avare di indizi! Sono andata avanti per capitoli interi (tutti a dire il vero) senza capire che cosa fosse successo ai nostri Maya e Masumi! Arrivata al quarto ho mollato (giusto per dormirci su: erano le 2 di notte, dando colpa alla stanchezza per il mio non capirci proprio nulla) e stamattina l'ho letta fino alla fine... finalmente ho capito l'incantesimo! L'idea è originalissima, avete indubbiamente un'ottima capacità narrativa e decisamente uno stile personale (cosa non facile lavorando a 4 mani: avete sicuramente una rara sintonia!), il finale molto simpatico, sono buoni anche i dialoghi... ma proprio aver tenuto fino forzatamente fino alla fine la sorpresa vi ha impedito di sviluppare meglio tutte le disavventure della giornata che potevano essere veramente divertentissime e anche un pizzico più maliziose! Manca, per esempio, una scena in cui Maya, nel corpo di Masumi, si fa una doccia... e il dettaglio del disastro con l'abito costoso... resta quasi incomprensibile anche rileggendo... L'unico indizio che poteva far capire qualcosa (Maya che guarda le proprie mani... sottili?) inganna ulteriormente, invece che aiutare. Non è nemmeno chiaro come mai polipo e cozza si sono alleati nel seguire gli altri due. Insomma... Perdonate se mi permetto un commento tutto sommato da maestrina: credo con qualche piccolo ritocco questa FF potrebbe diventare la più divertente in assoluto di tutto il forum!
    7 anni fa
  • Ce Nedra Fan
    Azzieee... non so se sia possibile ampliarla o edittarla, ancor meno so se Giallo avrebbe tempo e voglia per farlo.... però se non ricordo male avevamo un limite di capitoli per il contest e quindi abbiamo dovuto "contenerci". Poi siccome siamo pazze , come Shiori non sarà mai, non avevamo stabilito ne trama ne svolgimento: in pratica, a parte l'idea iniziale dello scambio di corpi, una cominciava dove l'altra lasciava a sua completa discrezione, potendo far di tutto nel proprio capitolo,( a parte mantenere la coerenza necessaria). Ci sono state volte che leggendo il capitolo di Giallo mi son scompisciata dal ridere, e volte che avrei dato la testa al muro, come quando ho "scoperto " di aver solo 45 minuti per rimettere a posto le cose a chilometri dalla valle dei susini, senza il teletrasporto a disposizione....le avrei volentieri tirato qualcosa!
    7 anni fa
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